Rappresentazione grafica del tunnel sottomarino tra Sicilia e Tunisia

Il tunnel sottomarino tra Sicilia e Tunisia non è più solo un’ipotesi, ma un progetto per il quale il Mediterraneo centrale si prepara a diventare il baricentro di una rivoluzione infrastrutturale senza precedenti. Non si parla più soltanto di cavi sottomarini per l’energia o di rotte commerciali tradizionali: sul tavolo delle grandi opere internazionali avanza quindi l’ambiziosa proposta di un mega tunnel sottomarino tra Sicilia e Tunisia destinato a collegare fisicamente i due continenti, unendo di fatto l’Europa e l’Africa.

Il progetto di prefattibilità, coordinato dal Ciss (Center for International and Strategic Studies) della Luiss di Roma, delinea un’opera colossale: un’infrastruttura lunga circa 140 chilometri da realizzare a ben 300 metri di profondità sotto il livello del mare. L’investimento stimato oscilla tra i 30 e i 40 miliardi di euro. Se i primi studi sul tracciato – storicamente accostati anche a passate analisi dell’Enea per un tracciato ferroviario tra l’area di Mazara del Vallo e Capo Bon – ipotizzavano gallerie complesse interrotte da isole artificiali, oggi la sfida si sposta su un piano squisitamente geopolitico, energetico e tecnologico. Una competizione aperta che vede l’Italia in prima linea per superare, in termini di portata e ambizione, il corridoio sottomarino parallelo in fase di studio tra Spagna e Marocco.

Un ponte per merci, energia e intelligenza artificiale

Il Canale di Sicilia non è più soltanto uno spazio marittimo di transito, ma un vero e proprio “corridoio doppio” dove la transizione ecologica e la digitalizzazione viaggiano alla stessa velocità. Il tunnel sottomarino tra Sicilia e Tunisia rappresenterebbe la consacrazione definitiva di questo snodo, configurandosi come una via diretta non solo per merci e persone, ma anche per vettori energetici puliti e flussi massicci di dati.

I fondali di questo tratto di mare sono già al centro di investimenti strategici multimilionari. Da un lato c’è il progetto Elmed, l’interconnessione elettrica ad alto voltaggio da 600 megawatt che collegherà Partanna alla costa tunisina grazie alla cooperazione tra Terna e Prysmian. Un’opera fondamentale per scambiare energia rinnovabile e favorire il piano di decarbonizzazione della Tunisia, che punta al 35% di generazione da fonti pulite entro il 2030.

Dall’altro lato, i dati internet viaggiano lungo le stesse identiche rotte. Proprio di recente il segmento “ViaTunisia” (che unisce Marsiglia a Biserta) del mastodontico sistema di cavi in fibra ottica Medusa ha raggiunto lo stato operativo. Questa infrastruttura assicura una coppia di fibra ottica dedicata con una capacità impressionante tra i 20 e i 24 Tbps, riducendo le dipendenze da rotte congestionate e trasformando il Nord Africa in un hub digitale resiliente per il cloud e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

La gestione della sicurezza nei “choke point” subacquei

La straordinaria concentrazione di infrastrutture critiche nello Stretto di Sicilia porta con sé nodi cruciali legati alla sicurezza. Il Canale di Sicilia è a tutti gli effetti un choke point (punto di strozzatura) geopolitico. Gli episodi internazionali degli ultimi anni dimostrano come la guerra ibrida moderna si combatta sempre più spesso nei fondali marini, dove i sabotaggi a gasdotti e cavi internet possono causare danni economici miliardari e paralisi nei servizi digitali.

Per blindare questa macro-regione, gli esperti evidenziano la necessità di implementare sistemi avanzati di sorveglianza dei fondali, monitoraggio tramite droni subacquei e una stretta condivisione di intelligence tra le sponde, sul modello delle unità di coordinamento già avviate dalla Nato.

Il futuro del tunnel sottomarino tra Sicilia e Tunisia e dei corridoi tecnologici collegati non dipenderà quindi solo dalle capacità ingegneristiche dei costruttori, ma dalla solidità delle relazioni diplomatiche. In questo scenario, la Sicilia smette di essere la periferia d’Europa per diventare il ponte naturale e strategico indispensabile per il dialogo tra due continenti.

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